Edizione 2016

Irruzioni fotografiche

Lo sguardo della ragazza è diretto verso un punto della boscaglia, qui il fotografo insiste a guardare con la lente. Stacca la foto e si dirige verso la camera oscura. L’ingrandimento di quel particolare è appeso alla parete. Fra la vegetazione si nota una macchia simile al viso di un uomo che sporge tra il fogliame a guardare proprio in direzione degli altri due. Probabilmente della ragazza. E la ragazza è lui che guarda, dunque”

Questo brano tratto dalla sceneggiatura di Blow-up, film del 1966 di Michelangelo Antonioni, rappresenta una delle testimonianze più raffinate dell’angoscia esistenziale che pervade l’uomo moderno raccontata attraverso la giornata di un fotografo londinese che in una sequenza di scatti scopre il dramma umano nascosto ai suoi occhi e a quelli dei passanti.

E’ un modo straordinario di raccontare la fotografia come IRRUZIONE necessaria nella realtà, come costruzione di relazioni tra ciò che appartiene al quotidiano e i contenuti dell’immagine fatti emergere e pronti a rivelarci le molte verità celate in essa. L’obiettivo le trattiene e le svela facendole diventare memoria viva del presente, oltre la stessa consapevolezza del fotografo.

Irrompere nella realtà con lo scatto è la constatazione che ciò che ci circonda è parte della nostra esperienza personale restituita e rivissuta sul piano della memoria. Sentimenti, passioni, volti, luoghi svaniscono nella sequenza di un racconto che, nello sguardo di un momento, ha già svelato il suo vero intendimento: indagare l’affascinante e misterioso universo fenomenico che porta alla conoscenza di sé e dell’altro lasciando aperti interrogativi come dialoghi silenziosi.

Pier Paolo Fassetta                        Mirano, 5.04.2016