di Pierpaolo Fassetta

L’Emilia Romagna, è una regione segnata da sterminate pianure e da una infinita serie di piccoli borghi, un tempo a vocazione agricola, oggi in via di trasformazione ciascuno con la sua storia.
E’ percorsa dal Po, sino alla sua foce in Adriatico, e dalla via Emilia che divennero il luogo privilegiato, per un gruppo di fotografi, di pensare la fotografia in modo diverso.
Sono riconducibili, localizzati lungo l’asse stradale che collega la Romagna con il cuore della val Padania: Luigi Ghirri, Guido Guidi, William Guerrieri, Olivo Barbieri, Giovanni Chiaramonte e, in epoca precedente, Franco Fontana e altri che seppero produrre un’ esperienza ampia e complessa che modificherà nel profondo l’idea di spazio antropizzato in relazione armoniosa con la natura, superando vecchi schemi concettuali e compositivi.
Sono luoghi fortemente segnati dal lento mutare delle stagioni, che crea un legame indissolubile nel modo di sentire il tempo, la luce, le atmosfere di luoghi familiari con l’esistenza umana e proprio per questo resi magici dalla carica immaginifica dei suoi abitanti . Si evidenzia, esaltandoli, la centralità di soggetti periferici, frutto di un nomadismo visivo che si pone come costante ricerca di una ragione fotografica.

Una civiltà che si identifica con la stessa idea di cosa, oggetto certo nella concretezza e capacità di richiamare tutto di un luogo, delle persone e dei ritmi della loro vita. E’ fuori dubbio che grande influenza ebbe la diffusione del documentario cinematografico prima e dell’inchiesta televisiva dopo, con l’invenzione di modi nuovi di raccontare la vita di tutti i giorni nelle sue diverse manifestazioni. Non si può non citare Tonino Guerra e il suo racconto poetico di una terra parlante.
Contestualmente, alla fine degli anni ’80, si risente della presenza della cultura fotografica americana derivata dal cinema e dalla pittura: è la fotografia di un mondo nuovo, alternativo.
Apparentemente sono immagini svuotate da ogni dramma, lasciate sole nel loro essere espressione di un divenire che il fotografo si limita a constatare aderendo ad una idea di vita segnata dal nomadismo, fisico e mentale.
L’assenza di un vero e proprio centro compositivo, concorre a definire la dimensione di ambiente come luogo dell’esistenza vissuta tra sogno e realtà
Sicuramente questa apertura ai fotografi americani, pur nelle profonde diversità stilistiche, rappresenta un dei momenti più importanti per la presa di coscienza di un altro modo di intendere la fotografia oltre a canoni e modelli storicizzati. Forse è il primo esempio di una cultura a Km. zero.

Pier Paolo Fassetta

13.5.2020